Usi e costumi, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, Puntata n. 1- In cucina con gli etruschi (prima parte)

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, che abbiamo pensato di chiamare “Veio quotidiana” e con la quale ogni lunedì contribuiremo (se vorrete!) a rendere più piacevole il vostro inizio settimana con delle brevi letture che vi catapulteranno nell’antica Veio, con usi, abitudini e curiosità sulla vita degli etruschi. Come si viveva nell’antica Etruria? Come si mangiava? Come ci si abbigliava ed abbelliva? Come si amava?

Noi -golosi almeno quanto gli Etruschi- abbiamo pensato di iniziare dalla cucina, per una serie di appuntamenti con narrazioni e ricette… da leccarsi i baffi. Oltretutto, noi di AMICI MAV stiamo meditando anche di coinvolgere chef specializzati nella ricerca e nel recupero dei piatti degli antichi… organizzando cene e pranzi rievocativi per tutti gli Amici degli Amici! Se l’idea vi piace, non perdeteci di vista! 😉

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Tarquinia, Tomba dei Leopardi, 473 a. C., Scena di banchetto

Non è facile riassumere le abitudini alimentari di una civiltà così longeva ed eterogenea, che ha vissuto nel vasto territorio che dalla Toscana, Umbria e Lazio settentrionale si espanse poi a tutta la zona compresa fra la Pianura Padana e la Campania.

Sugli etruschi, oltretutto, non abbiamo fonti dirette come accade per i Romani, sulla cui cucina sono giunti fino a noi dei veri e propri ricettari; piatti ed abitudini alimentari di questa popolazione sono stati ricavati con lo studio dei reperti ossei animali e dei resti vegetali rinvenuti negli scarichi degli abitati e attraverso l’osservazione del vasellame, dei corredi ritrovati presso le sepolture e dei disegni sulle tombe, come quella dei Rilievi a Cerveteri. Con il contributo delle più svariate tecniche, dall’analisi dei pollini ritrovati nelle campionature delle stratigrafie, che permette di comprendere il paesaggio vegetale ed agricolo in un certo lasso temporale; dalla datazione con il carbonio14 fino a quelle sul DNA, antropologi quali Sergio Grasso, specializzato in alimentazione, sono stati in grado di fornirci un riscontro discretamente preciso su quello che poteva essere il menù del popolo etrusco.

Con l’Età del Ferro si affermò la policoltura. Molto utilizzati erano i cereali, soprattutto farro, frumento, panìco ed orzo, per i quali gli Etruschi si giovavano di evoluti sistemi di coltivazione, basati sulla rotazione delle colture.  Con le farine di cereali venivano preparate frittelle e focacce e le zuppe di cereali erano fra i principali piatti della dieta etrusca; con i cereali era inoltre spesso cucinata una sorta di polenta, la “puls” dei latini. Frequenti erano anche le zuppe di verdura, da cui discende l’acquacotta della tradizione viterbese. Gli ortaggi più utilizzati erano il cavolo, la lattuga e il porro, mentre ai ricchi era riservato il consumo di carciofi e asparagi.

La frutta era assunta da tutti, soprattutto pere, mele e frutta secca: erano utilizzate ampiamente nocciole, mandorle e castagne, per cucinare o crude, per aprire o chiudere il pasto in bellezza. Ancora sconosciuti invece erano gli agrumi, coltivati in Italia a partire dalla fine dell’Impero Romano. Il pane, che si diffuse prima in Etruria e poi a Roma, non conteneva sale; il popolo etrusco ne conosceva di diversi tipi, di cui uno addirittura simile alla nostra piadina!

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Macellazione, particolare dell’Hydria “Ricci”. Cerveteri, circa 520 a. C. Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma.

Frequente era il consumo di carne –bollita in calderoni di bronzo oppure arrostita o anche cotta allo spiedo- in una prima fase soprattutto di animali allevati, tra cui il maiale doveva avere un ruolo preponderante a causa dei numerosi lecci, cerri e querce (e dunque ghiande) del territorio; anche il ghiro sembra fosse allevato a fini alimentari, così come le galline e i galli. In quest’epoca la caccia -specie quella di animali più “nobili”, quali il cervo- era riservata ai gruppi gentilizi delle aristocrazie emergenti. Frequente era la caccia al cinghiale, ma nei banchetti dell’antica Etruria si potevano trovare anche animali più insoliti, come la volpe e il tasso. Una curiosità sulla carne è che la produzione del prosciutto in Italia si può far risalire proprio alla civiltà etrusca del VI-V secolo a.C.

Anche il pesce era utilizzato dagli abitanti delle città collocate lungo la costa; in particolare venivano consumati tonno, pesce spada e razza, ma anche anguille, orate e spigole, nelle aree di Orbetello e Maccarese.

Sulle tavole etrusche non mancavano neppure le uova, con le quali spesso si aprivano i banchetti e che si ritrovano in numerosi dipinti e come riproduzioni in terracotta presso molte tombe, quali simbolo e augurio di rinascita a nuova vita.

Il condimento per eccellenza era già allora il principe della cucina mediterranea: l’olio d’oliva. Utilizzati per insaporire i cibi erano prezzemolo, alloro, rosmarino, pepe, mentuccia, bacche e tuberi; i nobili consumavano la cipolla con molta moderazione e soprattutto cotta, mentre i servi ne mangiavano in quantità, specialmente cruda; l’aglio era utilizzatissimo, anche per le sue qualità benefiche e curative.

Presenti nella dieta anche latte e formaggi. Gli Etruschi trasmisero, anzi, ai Romani l’utilizzo di cagli di tipo vegetale quali il cardo e il fico.

Ma questi “schiavi del ventre”, come amavano definirli i romani (“gastriduloi”), non si facevano mancare proprio nulla: nel loro menù erano presenti addirittura le conserve sotto aceto e pure il tartufo era conosciuto, utilizzato e certamente protagonista di riti per gli dèi.

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Suppellettili etrusche, particolare. Rilievo stuccato, pilastro di sostegno, 325-320 a.C. Necropoli della Banditaccia, Cerveteri

Sembra che gli etruschi cucinassero, inoltre, qualcosa di simile alla nostra pasta: ad esempio all’interno della tomba, da noi già menzionata, denominata “Grotta bella” di Cerveteri, risalente al IV secolo a.C.,  sui bassorilievi marmorei dei pilastri sono stati scolpiti una spianatoia, un matterello, il sacchetto per spolverare la farina sulla tavola affinché l’impasto non si attacchi, il mestolino per l’acqua, il coltello per tagliare la sfoglia ed una rotella per il taglio ondulato (Fusco, 1989), strumenti ancora oggi utilizzati per lavorare la pasta. In numerose altre sepolture sono stati rinvenuti attrezzi simili a scolapasta. Non possiamo, tuttavia, fornire dati certi sull’argomento, in quanto nessun elemento è supportato da fonti letterarie. Interessante notare, comunque, che secondo alcune ricostruzioni gli etruschi dovevano produrre qualcosa di somigliante alla lasagna di farro, tanto “di moda” anche oggi!

E se ancora ai giorni nostri “dulcis in fundo”, anche gli antichi abitanti dell’Etruria chiudevano i banchetti con frutta e torte a base di  uova, formaggio e miele.

Le informazioni più numerose sul tema dell’alimentazione provengono, comunque, dagli ambienti nobili della società etrusca che hanno lasciato più testimonianze, mentre poco conosciamo delle abitudini alimentari del popolo; un nostro prossimo approfondimento si occuperà proprio di questo tema, analizzando le terrecotte votive che simulavano piatti di legumi o forme di pane offerte agli dèi.

Allora? Vi abbiamo fatto venire fame? Vi diamo appuntamento a lunedì con un altro flash sulla vita degli etruschi!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/etastorica/etruria/

http://saperefood.it/a-tavola-con-gli-etruschi-ecco-il-menu-di-3mila-anni-fa/

http://www.necropoliditarquinia.it/blog/151-etruschi-in-cucina

http://www.academiabarilla.it/italian-food-academy/secoli-tavola/cucina-degli-etruschi.aspx

http://www.pressandarcheos.com/articoli/la-cucina-etrusca-a-tavola-col-lucumone/

http://www.ersa.fvg.it/tematiche/settore-lattiero-caseario/il-formaggio-tra-leggenda-mitologia-e-storia

https://archeoricette.com

http://www.irasenna.org/index.php?option=com_content&view=article&id=75&Itemid=81

http://www.taralloro.it/pages/curiosita/storia/default.php

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